Andrea Conti

Chi è Andrea Conti?

Mi piace descrivermi come un eterno ricercatore. Forse eterno è la parola sbagliata perché ho iniziato tardi a cercare ma poi non ho più smesso.

Ma faccio un passo indietro.

Mi sono laureato nel 2006 nella laurea quinquennale di Scienze della Comunicazione a Bologna. Il percorso di studi non è stato all’altezza delle aspettative e mi sono ritrovato a cercare un lavoro senza aver chiara la direzione in cui volevo andare.

Vengo da una famiglia in cui un buon lavoro è quello che ti dà la sicurezza del posto fisso, dello stipendio a fine mese e del “non si scherza con la crisi”
Così nel 2007 sono stato assunto nel negozio Decathlon di Savignano dove ho fatto una veloce scalata da stagista a caporeparto a vicedirettore. Avevo solo 26 anni e probabilmente non ero pronto a reggere tutto quel peso.

Poi arrivò la depressione e i primi attacchi di panico. La mia vita cambiò radicalmente e stavo lentamente perdendo tutto, in primo luogo me stesso.
Nel 2011 mi ammalai del linfoma di Hodckin, un tumore che colpisce il mediasteno, la parte spugnosa tra i polmoni. Dopo 4 mesi di chemioterapia e radioterapia il male è stato distrutto e qualcosa era cambiato in me.

Lentamente mi resi conto che qualcosa mi stava distruggendo dentro e che le manifestazioni esterne non erano altro che la parte visibile di un male invisibile e molto più profondo.

Continuavo a lavorare in Decathlon e nel frattempo iniziai a scrivere un romanzo che per me fu salvifico in tutti i sensi: buttai sulla carta tutto il dolore e la rabbia che avevo in corpo. Lo inviai a un concorso per vedere se poteva interessare a qualcuno e il romanzo intitolato “Tre Uomini” vinse il premio Mondo Libro 2014 e venne pubblicato da Guaraldi Editore.

Il 2014 fu l’anno della svolta.

Lasciai Decathlon e scrissi il secondo romanzo, “Mani e Hati”, pubblicato ancora una volta da Guaraldi.

Mi resi ben presto conto che scrivere romanzi non poteva essere la mia strada perché scrivere libri per quanto mi piacesse non mi permetteva di fare quello che più amavo: creare squadre e team di lavoro compatti con una forte vision orientata al successo individuale e collettivo, in qualche modo ho sempre messo al centro dei miei interessi le persone e le emozioni umane.

Lavorai per un anno in una agenzia di comunicazione di Rimini ma la storia fu breve perché io stavo rivoluzionando il mio paradigma interno e avevo bisogno di confrontarmi con la mia più grande paura: quella di non essere all’altezza e farcela. Usci dall’agenzia dopo meno di un anno.

Così senza soldi e con 2 ragazzini come grafici aprii Big Rocket. Era il 2016.
Non sapevo come ma avevo chiarissimo in mente cosa avrei fatto: avrei costruito la più importante agenzia di marketing di Rimini. Nel tempo il sogno è cambiato. Ci siamo specializzati nella costruzione di brand positioning è anche la mission è cambiata: creare brand immortali.

Abbiamo rivoluzionato il modo di fare marketing nelle aziende. Abbiamo capito che per costruire brand immortali non avremmo potuto lavorare dall’esterno ma avremmo dovuto diventare parte delle aziende e costruire l’identità del brand immortale a partire dall’interno per poi far esplodere la nuova identità verso il mercato.

Oggi a 3 anni di distanza dalla nascita di Big Rocket siamo in 9 a lavorarci e il mio sogno si sta materializzando anche se ancora molta strada c’è da fare.

Sono certo che se non avessi visto il buio profondo come la notte non avrei realizzato tutto quello che ho realizzato. Penso che la leva più grande verso la mia crescita sia stata un dolore indicibile e la voglia di allontanarmi più possibile da quel buio per raggiungere la luce. Una volta raggiunta questa consapevolezza ho aiutato altre persone e aziende nel prendere consapevolezza della propria identità per far emergere la luce abbagliante che rischia sempre di essere oscurata dal buio.

E oggi immortal brand non è solo un nome ma una filosofia di vita.

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